Professionisti. Contributi deducibili tra i costi

I contributi previdenziali obbligatori per legge costituiscono costi da dedurre ai fini del reddito professionale imponibile ai sensi dell’art. 54 TUIR. È quanto afferma la sentenza 4784/15/16 della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia.

I giudici meneghini di secondo grado hanno accolto l’appello proposto da un notaio, in una controversia riguardante un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate ha richiesto al professionista una maggiore IRAP per l’anno 2008, oltre sanzioni e interessi. 

L’accertamento scaturisce dal fatto che il notaio ha dedotto i contributi obbligatori versati alla Cassa dal reddito professionale (quadro RE) nell’ambito della voce di costo denominata “archivio notarile”, mentre l’amministrazione ha

 sostenuto la deducibilità dal reddito complessivo. 

Ebbene, la CTR, in totale riforma della decisione di prime cure, ha annullato la ripresa fiscale.

Scrivono i giudici in motivazione: “In ordine al rimanente motivo di appello, occorre sottolineare che, come accertato dai giudici di primo grado, il contribuente, di professione notaio, aveva dedotto dal reddito professionale (quadro RE) nell’ambito della voce di costo denominata ‘archivio notarile’ la somma di euro (omissis), comprensiva anche dei contributi versati alla Cassa nazionale del Notariato (cod. 113A) nonché la quota di aggio sugli oneri versati alla cassa stessa (cod. 104A) per un totale di euro (omissis). 


Secondo invece la tesi sostenuta dall’ufficio, tali importi, relativi a contributi previdenziali obbligatori, rientrerebbero nella voce degli oneri deducibili di cui all’art. 10, D.P.R. 917/86 da indicare nel quadro RP della dichiarazione dei redditi. 

Poiché in entrambi i casi, i citati contributi erano comunque deducibili ai fini Irpef, la ripresa dell’ufficio aveva riguardato solo ai fini Irap […].

In tema di imposte dirette, il nuovo testo dell’art. 54 TUIR nella determinazione del reddito da lavoro autonomo cosi statuisce: ‘il reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in danaro o in natura percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio di arti e professioni. I compensi sono computati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali stabiliti dalla legge a carico del soggetto che li corrisponde’.

Partendo da tale dato normativo, ritiene il Collegio di aderire all’orientamento giurisprudenziale citato anche dall’appellate, secondo cui per la determinazione del reddito da lavoro autonomo, la deduzione delle spese inerenti l’esercizio della professione comprende non solo quelle necessarie per la produzione del reddito ma anche quelle che sono una immediata derivazione dal reddito prodotto.

Nel caso di specie, i contributi previdenziali obbligatori per legge sono versati dal notaio indipendentemente dall’effettiva riscossione del corrispettivo della prestazione e per il solo fatto di esercitare la professione; la loro strutturazione evidenzia, dunque, una stretta correlazione tra l’esercizio della professione e l’obbligo del versamento di tali contributi. In base dunque al principio dell’inerenza, essi costituiscono dei costi da dedurre ai fini del reddito professionale imponibile ai sensi dell’art. 54 Tuir […]”.

La CTR ha compensato le spese del giudizio.

Prestazioni professionali gratuite. I giudici non le escludono

I casi del consulente fiscale e del notaio che hanno vinto la causa contro il Fisco

fisco agenzia entrate 1 iconL’accertamento fiscale a carico del professionista deve essere annullato quando appaia plausibile la gratuità delle prestazioni non fatturate poiché svolte in favore di parenti e amici oppure allo scopo di ampliare la clientela.

È quanto emerge da due recenti sentenze che andremo ad analizzare.

Partiamo dalla sentenza n. 21972/2015 della Corte di Cassazione, con cui la Sezione Tributaria ha deciso, in senso sfavorevole al Fisco, il caso di un consulente fiscale raggiunto da un avviso di accertamento per maggiori imposte (IVA, IRPEF e IRAP) fondato sui compensi non fatturati e non registrati in relazione a una settantina di clienti.

Nel giudizio di legittimità l’annullamento della ripresa fiscale pronunciato dalla CTR della Campania ha trovato definitiva conferma perché, secondo gli ermellini, la decisione impugnata ha ritenuto, con “motivazione congrua e non contraddittoria, plausibile, a fronte delle mere supposizioni dell’Ufficio erariale, la gratuità dell’opera svolta dal professionista, in considerazione dei rapporti di parentela e di amicizia con gli stessi clienti, nonché del fatto che il 70% di tali soggetti risultano soci di società di persone, la cui contabilità è affidata alle cure del contribuente, per cui ogni eventuale compenso rientra in quello già corrisposto dalla società di appartenenza(e non è contestato che dette società fossero clienti del professionista e che le stesse non rientrassero nell’elenco, individuato dai verificatori, dei soggetti non paganti) e della circostanza, accertata oltre che pacifica, che l’attività svolta in loro favore riguardava soltanto l’invio telematico delle dichiarazioni dei redditi ed era finalizzata all’incremento della clientela, cosicché la semplicità della prestazione in sé rende verosimile l’assunto del contribuente circa la sua gratuità”.

L’altra sentenza che merita di essere segnalata è la n. 365/04/13 della CTP di Cosenza, che ha accolto il ricorso di un Notaio anch’egli divenuto destinatario di un accertamento per maggiori imposte in ragione di un’incongruenza tra i compensi fatturati e gli atti stipulati nell’anno.
Nel caso del Notaio i giudici hanno annullato il recupero a tassazione dando peso alla circostanza che il contribuente aveva redatto 27 atti a titolo gratuito su 2005 fatture.

Secondo i giudici cosentini, la presunzione per cui i professionisti non sono soliti prestare la proprio opera a titolo gratuito, “è compatibile con la possibilità che un numero esiguo di pratiche vengano trattate gratuitamente”. Tale conclusione è conforme alla costante giurisprudenza di legittimità secondo cui l’inderogabilità delle tariffe professionali non implica l’invalidità della rinuncia al compenso, quale che ne sia la ragione, costituendo la retribuzione un diritto patrimoniale disponibile (cfr., sul punto, Cass., Sez. Lav. n. 20269/2010; nonché, in tema di attività professionale del notaio, Cass., Sez. 3^, n. 14227/2004).

E allora per la CTP è del tutto plausibile che in relazione a 27 atti su 2005 il contribuente abbia prestato la propria opera senza percepire alcun compenso per ragioni di amicizia, parentela ovvero convenienza. Nel caso di specie, inoltre, le prestazioni asseritamente gratuite hanno inciso in misura alquanto limitata sull’attività professionale complessivamente espletata dal professionista nel corso dell’anno oggetto di controllo, costituendo l’1,3 % del totale.

Notai: i contributi repertoriali sono deducibili

Cassazione Tributaria, ordinanza pubblicata il 10 gennaio 2017

I contributi repertoriali dovuti alla Cassa Nazionale del Notariato sono deducibili dal reddito di lavoro del notaio, poiché si tratta di un costo generato dall’attività professionale, quindi “inerente”. È quanto emerge dall’ordinanza n. 321/18 pubblicata ieri dalla Sesta Sezione Civile – T della Corte di Cassazione. 

I Giudici di legittimità hanno respinto il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della CTR del Veneto che ha dichiarato illegittimo l’avviso di accertamento ai fini IRAP oggetto di controversia, emesso a seguito del disconoscimento della deducibilità, dal reddito professionale del contribuente, dei contributi previdenziali versati alla Cassa Nazionale del Notariato. 

Nel ricorso l’Agenzia fiscale ha lamentato la violazione e falsa applicazione degli articoli 10 e 54 del TUIR, chiedendo, inutilmente, alla Suprema Corte di rivisitare l’orientamento giurisprudenziale di legittimità – al quale la CTR si è attenuta – che riconosce la deducibilità dal reddito professionale del notaio dei contributi obbligatori versati alla Cassa. 

Con l’ordinanza di ieri gli Ermellini ribadiscono il principio secondo cui i contributi versati dai notai sugli onorari loro spettanti sono indubbiamente inerenti, e cioè connessi, all’attività professionale svolta, non potendosi limitare il concetto di inerenza alle sole spese necessarie per la produzione del reddito ed escluderlo per quelle che sono una conseguenza del reddito prodotto. Tale distinzione non si rinviene nella legge e non è neppure ricavabile dall’aggettivo “inerente” usato dal legislatore, poiché esso, per la sua genericità, postula un rapporto di intima relazione tra due cose o idee che si può verificare sia quando l’una sia lo strumento per realizzare l’altra sia quanto ne sia l’immediata derivazione (così Cass. nn. 2781, 3595, 3596 del 2001 e n. 1939/2009). 

Il citato principio, invero, è stato affermato con riferimento all’art. 50 L. 597 del 1973. Tuttavia il vigente art. 54 del TUIR – che disciplina la materia dei redditi da lavoro professionale analogamente all’art. 50 TUIR ante riforma del 2004 -, nel prevedere che “Il reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’arte o della professione, salvo quanto stabilito nei successivi commi. I compensi sono computati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali stabiliti dalla legge a carico del soggetto che li corrisponde”non esclude la deducibilità da tale tipo di reddito dei contributi repertoriali dei notai, permanendo invariata la loro inerenza all’esercizio professionale; in buona sostanza, se tali contributi non sono deducibili ai sensi della seconda parte del primo comma del citato art. 54 TUIR, in quanto posti dalla legge direttamente a carico del professionista per aver iscritto l’atto a repertorio e non del cliente (e quindi corrisposti soltanto dal notaio, indipendentemente dall’effettiva riscossione del corrispettivo della prestazione e dalla eventuale gratuità della stessa), lo sono però in base alla prima parte del primo comma della norma in esame, ove si fa espresso riferimento alle “spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’arte o della professione”, ovvero alle spese che, come quelle di specie, sono inerenti all’attività svolta; e neppure è risolutivo il disposto di cui all’art. 10 TUIR, posto che l’espressa previsione di deducibilità dal reddito complessivo dei “contributi previdenziali ed assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge”, previsto alla lettera e) del primo comma della citata disposizione, è prevista solo in via residuale, ovvero in mancanza di “deducibilità nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formarlo”

Alla luce di queste considerazioni i Supremi Giudici hanno disposto il rigetto del ricorso prodotto dall’Agenzia delle Entrate, condannandola altresì al pagamento, in favore del professionista controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità.

 

MODELLO 730, ULTIMA CHANCE PER PAGARE IL 20 AGOSTO. MA SI PUÒ OPTARE PER LA RATEIZZAZIONE

A pochi giorni dalla chiusura del sipario, i proprietari di casa che hanno “mancato” il modello 730, vuoi per dimenticanza o proprio perché non ne hanno potuto usufruire, si trovano adesso a dover fare i conti con il fratello maggiore, il modello Redditi (l’ex modello Unico), ma hanno ancora un mese abbondante per fare i conteggi e versare il dovuto.

Già dall’anno passato i contribuenti hanno trovato una sorpresa ad attenderli: il modello Unico sostituito dal modello Redditi che, in ogni caso, non presenta particolari differenze rispetto al primo, ma soprattutto rispetto al fratello minore, il modello 730, con riguardo al quadro dei fabbricati.

Fatti i conteggi del dovuto in base al proprio“panorama immobiliare”, cedolare compresa, la grande differenza rispetto al 730, dunque, è che il contribuente deve provvedere autonomamente a versare le tasse entro determinate scadenze, mediante la delega di versamento modello F24.

Scadenze.
Anche quest’anno le imposte del modello Unico o Redditi che dir si voglia,hanno scadenza 2 luglio e 20 agosto. Passato ormai il primo appuntamento i contribuenti possono ancora versare entro il termine di agosto, applicando la maggiorazione del 4 per mille: elargiranno cioè 4 euro in più ogni mille euro di imposta, a titolo di interessi e sanzioni. Dopo il 20 agosto non resterà che rifugiarsi nel ravvedimento operoso, che consente di regolarizzare il mancato pagamento riducendo fortemente le sanzioni. In questo modo viene confermato l’addio alle odiosissime proroghe estive dei pagamenti, proroghe che producevano lo “sdoppiamento” del calendario dei versamenti tra chi era soggetto agli studi di settore rispetto a chi ne era esentato. Tanta confusioneinmeno, finalmente.

Cosa pagare.
E dunque il prossimo 20 agosto, andranno eseguiti i pagamenti risultanti dalla dichiarazione dei redditi, con maggiorazione, ovvero: Irpef, cioè l’imposta sul reddito, addizionale regionale, addizionale comunale e tutti gli altri versamenti derivanti dal Modello Redditi, compresa la cedolare secca, cioè l’imposta sostituiva sulle locazioni di immobili ad uso abitativo.

Calendario delle rate.
Cosi come per il modello 730, anche qui, per chi non disponesse dell’intera somma c’è sempre la possibilità di pagare a rate con l’interesse annuo del 4 per cento, che si applica a partire dalla seconda rata e decorre dal primo giorno successivo alla scadenza della prima rata. Le rate successive alla prima vanno pagate entro il 16 di ciascun mese (per i titolari di partita Iva) o entro la fine di ciascun mese (per gli altri contribuentisenza Iva).
Ad esempio, il signor Marco, lavoratore dipendente con un immobile affittato a cedolare, verserà il dovuto alle seguenti scadenze: – la prima rata entro il 20 agosto 2018; la seconda rata entro il 31 agosto 2018; – la terza rata il 1° ottobre 2018 (perché il 30 settembre cade di domenica); la quarta, il 31ottobre 2018; la quinta rata il 30 novembre 2018.
Il signor Giulio, invece, titolare di partita Iva, con magari un negozio affittato se optasse per la rateizzazione delle imposte dovute in 5 rate verserà alle seguenti scadenze: la prima e la seconda rata saranno dovute entrambe entro il 20 agosto 2018; la terza rata il 17 settembre 2018 (perché il 16 cade di domenica); la quarta rata, il 16 ottobre 2018; la quinta ed ultimarata, il 16novembre 2018.

Compensazioni e divieti.
Attenzione al fronte compensazioni. Per chi intendesse compensare i propri crediti e debiti (pagare, ad esempio, una cedolare conuncredito Irpef) ricordiamo il limite di 5.000 euro oltre il quale è obbligatorio far apporre sulla dichiarazione il visto di conformità da un professionista abilitato o un Caf. Attenzione infine a come si paga: chi intende compensare debiti e crediti deve “passare” sempre per i servizi di home banking o addirittura utilizzare obbligatoriamente i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline) qualora la compensazioni porti ad un saldo pari a zero. Per i titolari di partita Iva, invece, tutte le compensazioni devono passare unicamente attraverso i canali telematici dell’agenzia.